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MIGLIORARE LA TECNICA DI CORSA DA ADULTI?… MAH!

MIGLIORARE LA TECNICA DI CORSA DA ADULTI?… MAH!

Si sente spesso parlare di tecnica di corsa e di come sia fondamentale allenarla per andare più forte, fare meno fatica ed evitare infortuni.

Ma è veramente possibile migliorare il proprio modo di correre anche quando l’età non è più giovanissima? E’ possibile correre con la stessa postura dell’omino di destra (vedi foto inserita in apertura al post…) quando si parte da una tecnica molto più simile a quella dell’omino di sinistra?

E’ evidente che il modo di correre raffigurato nell’immagine di destra sia più efficace, più fluido e meno impattante per tendini, muscoli e articolazioni, però, purtroppo, per la stra grande maggioranza dei runners, quella tecnica di corsa è e rimarrà solo utopia.

Siamo infatti dell’idea che non è possibile cambiare il proprio modo di correre in un’età non più adolescenziale, nemmeno provando a lavorarci su con determinazione.

Il nostro modo di correre è infatti strettamente legato allo sviluppo dei nostri schemi motori di base.

Gli Schemi Motori di Base sono le unità di base della motricità umana.

Vengono definiti “di Base” perché sono strade d’attivazione neuro/motoria geneticamente prestabilite, proprie della specie umana, necessarie alla sua sopravvivenza ed innate (fonte wikipedia…).

Oltre alla genetica, a influenzare il nostro modo di correre sono le esperienze motorie vissute in età infantile e adolescenziale, esperienze che porteranno a sviluppare al massimo le nostre capacità coordinative (sempre rispettando i limiti imposti dal nostro DNA…).

Le “capacità coordinative”, sono quelle che consentono all’individuo di calibrare e regolare la dose del movimento, ovvero di eseguire un gesto nella maniera più composta ed economica. Esse dipendono dal grado di efficienza del sistema nervoso e degli organi sensoriali, e sono pertanto “funzionali”, legate appunto alla funzionalità nervosa (fonte wikipedia…)

La fregatura è che queste capacità coordinative hanno delle fasi “sensibili” di sviluppo e queste fasi sensibili sono proprie appunto dell’attività infantile e adolescenziale.

Ma quindi non è proprio possibile migliorare la tecnica di corsa dopo l’età dell’adolescenza?

Ci verrebbe da dire “POCO” o “QUASI NULLA”.

Quel po’ che si può fare è strettamente legato al miglioramento della condizione fisica generale, ad esempio aumentando (senza esagerare…) il tono muscolare, migliorando la mobilità articolare, e dimagrendo per chi è in sovrappeso.

Molti tecnici sostengono che inserendo degli esercizi di preatletismo (skip, calciata, skip doppio, rullata, saltellata…) si possa migliorare l’efficienza dei piedi e quindi correre meglio.

Probabilmente è vero ma questi esercizi bisogna saperli eseguire in modo corretto dato che possono essere molto “impattanti” e creare traumatismi importanti.

Inoltre serve poco eseguirli una volta a settimana, devono essere proposti con una frequenza elevata, cosa che porta via tempo (tempo che spesso non c’è…).

Più facile e produttivo sarà inserire allenamenti su percorsi collinari che presentano pendenze non eccessive, dove è ancora possibile correre con una buona efficienza.

In salita i piedi devono spingere di più e il corpo per vincere la gravità mantiene il baricentro più avanzato.

Quindi se abbiamo più di diciotto anni, accontentiamoci di quello che è il nostro modo di correre.

Non seguiamo mode o coach che propongono miglioramenti strabilianti della nostra tecnica di corsa quando questi non sono più possibili (se non in modo irrisorio…).

Neppure calzature “speciali” potranno influenzare più di tanto il nostro assetto di corsa (chi corre bene, corre bene anche con drop 12mm e chi corre male, corre male anche con drop 0mm…).

Siamo ciò che la natura e i nostri genitori ci hanno regalato e ciò che abbiamo vissuto da bambini, con i nostri giochi fatti per strada e nei prati.