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LO SPETTACOLO ARTEFATTO

LO SPETTACOLO ARTEFATTO

Nei giorni scorsi è stata riportata una notizia dal sussidiario.net e da altri (pochi…) quotidiani che è scivolata via in silenzio, senza destare alcun tipo di interesse o riflessione (basti pensare che nemmeno sul sito della Gazzetta dello Sport se ne trova traccia…).

La notizia riguardava un atleta caduto nel dimenticatoio e conosciuto dai più per fatti di doping e per questo calunniato dalla stragrande maggioranza degli appassionati sportivi: Alex Schwazer.

Il Ris di Parma che ha analizzato i campioni di urina dell’atleta nei quali erano stati rintracciati elementi dopanti, ha riscontrato delle forti anomalie che sembrano suggerire una “praticamente certa” manomissione degli stessi.

Questo fatto sembrerebbe quindi giustificare le resistenze che la Iaaf e il laboratorio di Colonia (che aveva in carico i campioni di urina di Schwazer…) hanno manifestato per un lunghissimo periodo al Tribunale di Bolzano che ne chiedeva la restituzione.

Se fosse accertato (e sembra che non ci siano dubbi…) che qualcuno ha manomesso le urine di Schwazer, a nostro parere significherebbe la fine definitiva della credibilità di tutto lo sport professionistico.

E’ già da molto tempo che le imprese di eroi dello sport non ci entusiasmano più.

Quando vediamo in televisione o dal vivo una corsa ciclistica, una gara di atletica, una partita di calcio, le osserviamo come si guarda un prestigiatore che fa il suo numero di magia: fa un qualcosa di incredibile, di impensabile, di inimmaginabile ma… Con un trucco!

Un bello show, appassionante, ma che di reale ha ben poco ma molto di artefatto.

La cosa che a noi da più fastidio è che questo show viene confuso con il vero sport, quello che piace a noi, dove tutto è reale, tutto è passione, ma soprattutto dove tutto è etica e valori.

Il problema grosso è che sembra che a tutti vada bene così.

Ai politici dello sport che se i propri atleti ottengono risultati vedono riconfermata la loro posizione di potere.

Ai giornalisti, spesso loro stessi ex atleti (in tv ce ne sono tanti…) ben consci che certe performance non si ottengono solo con l’allenamento maniacale e con un’alimentazione minuziosa, ma che comunque esaltano con termini iperbolici (e con stucchevole melassa…) imprese non credibili senza l’aiuto di sostanze illecite.

Alle case farmaceutiche che vedono moltiplicarsi i loro introiti.

A medici, farmacisti, preparatori che, grazie al doping, riescono ad aumentare la resa degli atleti che seguono.

Ai dirigenti di società che nei risultati dei propri atleti ricercano una loro riscossa personale oltre che sponsor per racimolare soldi utili alle loro attività.

Agli atleti che se “da puri” vanno, da dopati vanno cinque volte di più, con meno fatica e recuperando molto prima.

Ma la cosa per noi più triste è che tutto ciò sembra andare bene anche ai tifosi.

Tifosi che si esaltano davanti alla tv, negli stadi, sulle strade, tifosi che comprano gadget, libri, le bici o le scarpe dei propri beniamini.

Tifosi che vogliono credere che il loro idolo sia pulito anche quando è evidente che non lo è.

Tifosi che anche quando il loro mito viene trovato positivo, pensano al complotto a suo carico o che c’è stato un errore.

Tifosi che, quando un atleta riprende a gareggiare scontata la squalifica (ovviamente senza mai ammettere di essersi dopato realmente…), sono ancora pronti a sostenerlo come se nulla fosse successo.

Cosa comporta la vicenda Schwazer in questa nostra riflessione?

Comporta che la manomissione delle urine del marciatore altoatesino, se saranno accertate, avevano uno scopo ben preciso: colpirlo perché aveva parlato e fatto nomi e cognomi di chi copriva il suo essere dopato e colpirlo per colpire il suo nuovo allenatore il professor Alessandro Donati, da sempre impegnato nel combattere “veramente il doping”, pagando in prima persona per questa sua lotta (leggere il suo libro lo “Sport del doping” è stato traumatizzante…).

Volevano fargliela pagare, volevano togliere loro credibilità, volevano che il circo andasse avanti senza destare ulteriori scandali, volevano tappargli definitivamente la bocca per far credere al “grande pubblico” che l’unico atleta dopato fosse proprio Alex Schwazer.

Uno dei pochi atleti che a nostra memoria ha ammesso il suo doping, che non si è arrampicato raccontando storie ridicole di fantomatici tortellini contaminati, di terribili crisi d’asma o di altre ridicole banalità.

L’unico atleta che ha provato a rientrare in modo pulito, affidandosi all’unico preparatore che poteva garantire la sua pulizia… Alessandro Donati.

Se le analisi effettuate dai Ris di Parma saranno confermate, confermeranno come dagli altissimi vertici c’era la volontà di distruggere soprattutto il professor Donati e di metterlo a tacere per sempre.

L’unico che non ha guardato in faccia nessuno, che ha denunciato (con prove…) atleti, medici e preparatori, ricevendo in cambio ostruzione a tutti i livelli (soprattutto politici…).

Atleti, medici e preparatori che ora magari fanno gli opinionisti in tv e che ci raccontano la “loro verità”, quella che fa comodo a loro, quella che fa comodo ai tifosi, quella fa comodo al sistema.

 

Noi in mezzo a questo mondo ci siamo da sempre, nel nostro piccolo abbiamo portato i nostri fisici al limite in più di una situazione, di controlli antidoping ne abbiamo subiti a decine, conosciamo bene il sistema Whereabout con tutti i suoi limiti.

Abbiamo la presunzione e l’esperienza di capire quando una performance sportiva è genuina e quando non lo è.

 

Potremmo passare per disfattisti, per invidiosi perché noi con le nostre gambe abbiamo ottenuto solo modesti risultati ma in realtà noi siamo solo avviliti e preoccupati per il nostro mondo (quello dello sport…) che sta andando a rotoli al pari passo di quello “normale” e di come nessuno se ne accorga continuandosi a godere “lo spettacolo artefatto”.