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IL TRIATHLON FA BENE ALLA CORSA?

IL TRIATHLON FA BENE ALLA CORSA?

A giudicare dal risultato ottenuto dalla triathleta (o ex triatlheta?) Sara Dossena alla recentissima maratona di New York, sembrerebbe che andare in bicicletta e nuotare giovino molto alla corsa.

A questo proposito vorremmo anche noi dire la nostra, senza ovviamente pretendere di avere per forza ragione, basando le nostre considerazioni sulla nostra esperienza diretta di modesti podisti che per qualche mese si sono messi in gioco con il triathlon.

Ciclismo e nuoto sono sicuramente ottime attività alternative, adattissime per mantenere una buona efficienza metabolica, cardio-vascolare e respiratoria nei momenti di scarico della preparazione o per mantenere un buono stato di forma durante gli infortuni che non permettono di correre.

Correre, pedalare, nuotare sono però anche tre gesti motori completamente diversi tra loro, che inducono a far lavorare i muscoli degli arti inferiori in modo completamente opposto a seconda che si stia correndo o che si stia pedalando.

Correndo il lavoro muscolare è prevalentemente a carico della muscolatura posteriore degli arti inferiori, al contrario, quando si pedala il lavoro principale viene svolto dalla muscolatura anteriore.

Per favorire la miglior contrazione muscolare durante uno specifico movimento, è importante che la muscolatura antagonista sia la più possibile rilassata e decontratta, questo per favorire la miglior efficienza e la maggior economicità possibile della contrazione della muscolatura agonista che produce quella determinata azione motoria.

Mixando corsa e bicicletta, la sensazione muscolare che abbiamo avvertito nelle uscite di running è di una forte rigidità, di un accorciamento del passo, di una scarsa fluidità e quindi di poca economicità (anche a correre piano facevamo fatica…).

In pratica la nostra normale efficienza di corsa è stata fortemente compromessa con un forte rallentamento dei ritmi, soprattutto quando cercavamo di spingere un po’ di più.

Com’è stato possibile quindi che la Dossena sia stata capace di correre un’eccellente maratona all’esordio sulla distanza, pur provenendo da uno sport che prevede anche altre due discipline che da un punto di vista muscolare (una in particolare… Il ciclismo) prevedono delle contrazioni muscolari opposte a quelle che avvengono durante la corsa a piedi e che (in teoria…) dovrebbero (o potrebbero…) essere controproducenti ai fini di una buona resa?

Noi vorremmo invece provare a girare la domanda in questo modo… Quanto più forte avrebbe potuto correre l’atleta se nella sua carriera sportiva recente si fosse dedicata solo alla corsa?

Ai massimi livelli, correre su un passo di appena qualche secondo più veloce al chilometro (che in una maratona significano minuti…), implica una preparazione che deve essere studiata nei minimi dettagli.

La corsa deve essere la più fluida, efficiente ed economica possibile, sempre nel rispetto di quelli che sono gli schemi motori di base che la natura regala.

Per essere fluidi, efficienti ed economici è necessario che le fibre muscolari siano allenate ad avere quel tipo di contrazione e a produrre quel tipo di movimento.

E per essere allenati a farlo, i chilometri di corsa percorsi durante la preparazione devono essere gioco forza tantissimi, molti di più di quelli che l’atleta dichiara di aver percorso sul suo profilo Facebook (ovviamente parliamo solo per atleti elitè…).

Quando il giornalista che commentava la maratona in tv ha affermato che da qui in avanti “Basta Triathlon”, non ha detto quindi secondo noi una cosa senza senso come molti hanno sostenuto nei social… Ha affermato una cosa che riteniamo corretta.

Per esprimersi al massimo delle proprie possibilità nell’ambito di una determinata disciplina sportiva, la preparazione deve essere la più specifica possibile e tutto deve essere affinato nei minimi dettagli.

Mixare tra loro contrazioni muscolari differenti non portano a quella naturalezza, a quella efficienza e a quella economicità necessarie per esprimersi al massimo delle proprie possibilità.

Se si tratta di fenomeni come la Dossena, è possibile che il livello espresso sia sufficiente per primeggiare comunque.

A noi però rimane sempre il dubbio: “Quanto più forte avrebbe potuto correre se nella sua carriera sportiva si fosse dedicata solo alla corsa”?

Magari si sarebbe infortunata ancor di più di quanto le è successo, magari a New York avrebbe ottenuto lo stesso piazzamento e lo stesso tempo ma a noi il dubbio che avesse potuto correre ancora più forte rimane.

Se avessimo ragione, magari avremmo potuto avere in Italia un’atleta capace di correre la maratona non troppo distante dalle 02h20’.