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E’ UN FALLIMENTO SOLO CALCISTICO O DI TUTTO “IL SISTEMA SPORT ITALIA”?

E’ UN FALLIMENTO SOLO CALCISTICO O DI TUTTO “IL SISTEMA SPORT ITALIA”?

Tutti oggi (giustamente…) esprimono i loro giudizi riguardo l’eliminazione dell’Italia dai prossimi mondiali di calcio in Russia.

Troppi stranieri nel calcio italiano, giocatori viziati e non competitivi, un tecnico non all’altezza, dirigenti più preoccupati delle loro poltrone che non dei risultati…

Queste e altre mille giustificazioni per spiegare questa disfatta sportiva che purtroppo però solo sportiva non è.

Lo sport, volenti o nolenti, è anche business, P.I.L., posti di lavoro, ma soprattutto “appartenenza sociale e culturale” (quando gioca la nazionale di calcio ci si sente tutti più italiani che mai…).

Dato che amiamo lo sport e lo viviamo in prima persona e in diversi ambiti da oltre trentacinque anni, abbiamo provato anche noi a dare una “nostra spiegazione” a quest’insuccesso che, ripetiamo, va al di là di una semplice partita di calcio sfortunata ma che avrà invece anche gravi conseguenze a livello sociale ed economico.

Partiamo quindi da un presupposto: tutto lo sport italiano è in crisi.

Alle ultime Olimpiadi, su 29 discipline presenti, l’Italia è riuscita a conquistare medaglie solo in 7 di queste e tra questi sport ci sono specialità come il tiro al volo e la scherma che, complessivamente, hanno portato all’Italia 11 delle 28 medaglie conquistate.

Tiro al volo, tiro a segno e scherma, pur essendo sport nobili, non sono di certo “sport globali” e che possono annoverare una grande massa di praticanti.

Risulta quindi un po’ meno complicato emergere in queste discipline “meno conosciute e praticate” che non in sport di massa come l’atletica, il tennis, il ciclismo o appunto il calcio.

Ci sono ovviamente importanti eccezioni come negli sport in vasca (nuoto, pallanuoto e tuffi…), sport “globali” e popolari (soprattutto il nuoto, meno tuffi e pallanuoto…) che hanno portato all’Italia ben 8 medaglie alle Olimpiadi di Rio.

Eccezioni che si dovrebbero analizzare per capire da cosa sono state prodotte.

Buon lavoro da parte delle federazioni? Bravi tecnici? Generazione “fortunata” grazie alla presenza di atleti particolarmente dotati da un punto di vista genetico? Pochezza degli atleti degli altri paesi?

Quale è quindi la ragione di questo calo di rendimento generale dello sport italiano?

Secondo noi il vero problema parte dalla SCUOLA ITALIANA.

L’educazione fisica e lo sport in genere, a scuola non sono contemplati ma piuttosto ostacolati.

L’educazione fisica è vista in generale da studenti e corpo docente come una materia che ha la stessa valenza dei 15’ di ricreazione, un momento di svago dalle altre materie, un’ora utile per il prof. di matematica per chiedere un’ora in più al collega “di ginnastica” per far eseguire un compito in classe.

Ovviamente anche nella scuola ci sono delle (rare…) eccezioni che sono però legate solamente alla buona volontà di pochi professori che amano ancora il loro lavoro e che si impegnano per far avvicinare e appassionare allo sport i propri studenti.

Insomma… Lo sport a scuola non è importante, non è indispensabile, deconcentra da cose più importanti come lo studio delle materie “serie”.

Il risultato è che dalle nostre scuole escono ragazzini, adolescenti e giovani con zero capacità coordinative, zero spirito di sacrifico, magari in forte sovrappeso e che come unica attività “fisica” praticano la Playstation con pericolo di lussazione di polsi e falangi.

 

Se non si ritorna a fare sport “seriamente” a scuola, con i giochi studenteschi, con delle ore di educazione fisica che assumono la stessa importanza della matematica o della letteratura, lo sport italiano sarà sempre più destinato all’affossamento.

Negli altri paesi (soprattutto negli Stati Uniti…) lo sport fa parte del percorso scolastico di un ragazzo e i risultati si vedono.

E’ inutile che esista un ministro dello sport che passa il tempo a presenziare a cerimonie di premiazione e a fare interviste dove non parla mai di programmi e di come portarli avanti, ma racconta invece le solite banalità di circostanza.

Ministro dello sport e ministro dell’istruzione dovrebbero dialogare e lavorare insieme a stretto contatto, dovrebbero costruire una scuola che favorisca il movimento, che vada a premiare gli studenti che riescono ad ottenere ottimi risultati sia nello studio che in ambito sportivo.

Senza questo passaggio, secondo noi fondamentale, lo sport italiano sarà destinato ad estinguersi a vantaggio di nazioni che in questo settore stanno investendo idee, soldi ed energie.

Non è quindi solo un problema di federazioni, di ragazzi viziati, di troppi soldi percepiti e di tecnici incompetenti.

E’ un problema di scarsa base di praticanti, e per aumentare questa scarsa base, l’unica soluzione è ripartire appunto dalla scuola.

Tanti affermano “…E’ SOLO SPORT!”.

NON E’ SOLO SPORT… E’ cultura, è sviluppo, è lavoro, è socialità, è vita… Tutte cose che vanno al di là del semplice sport!