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BORG-MCENROE: CONTROLLARE O NON CONTROLLARE LE EMOZIONI NELLO SPORT?

BORG-MCENROE: CONTROLLARE O NON CONTROLLARE LE EMOZIONI NELLO SPORT?

La visione del film Borg-McEnroe ci ha portato a conoscere un lato del carattere del tennista svedese che non conoscevamo.

La sua apparente freddezza e il suo essere distaccato in ogni situazione, nascondevano un temperamento vulcanico, una miriade di insicurezze ma soprattutto un conflitto interiore continuo.

Un conflitto che non gli permetteva di accettare di non essere il numero uno nel tennis e che lo ha portato al ritiro dal professionismo a soli 27 anni.

Al contrario McEnroe esternava in modo “colorito” i suoi conflitti interiori, tirava fuori tutte le emozioni che aveva dentro, ne faceva partecipe il pubblico e spesso questo veniva letto come segno di maleducazione.

Avendo anche noi giocato a tennis in modo agonistico (a livelli modesti…), ci siamo fatti delle domande riguardo quale fosse il giusto livello di “attivazione” per rendere al massimo nella pratica sportiva.

E’ giusto frenare il temperamento come ha fatto Borg o è giusto assecondarlo come ha fatto McEnroe?

Borg avrebbe ottenuto gli stessi risultati se avesse lasciato fluire le sue emozioni in campo, dando libero sfogo al suo istinto non così glaciale?

McEnroe, se fosse stato in grado di tenere a freno le sue intemperanze, avrebbe ottenuto risultati ancor migliori?

Secondo noi la risposta è proprio nella loro storia.

Per Borg, abbassare il proprio livello di attivazione, è stato fondamentale per raggiungere il vertice della classifica mondiale, al contrario per McEnroe, se avesse frenato la sua “esuberanza” in campo, i risultati sarebbero stati decisamente più modesti, anche se questo lo ha portato spesso a essere poco amato dal pubblico e odiato da avversari e arbitri.

Ognuno di noi ha un proprio carattere e reagisce in modo diverso alle pressioni (che nello sport di altissimo livello sono enormi…).

C’è chi, per esprimersi al meglio, deve fare un’enorme lavoro di autocontrollo per non perdere lucidità e poter quindi rendere al massimo (Borg…) e c’è chi riesce a canalare al meglio le proprie energie liberando i propri istinti senza nessuna forma (o quasi…) di restrizione comportamentale (McEnroe…).

Secondo noi quindi è tutto soggettivo, non esiste un modello comportamentale che vada bene per tutti.

La cosa più difficile è capire quale è il vestito giusto da cucirsi addosso, capire se ci fa essere più efficienti l’autocontrollo o se ci faccia dare il massimo l’esternare le nostre emozioni.

Attenzione però… Nessun “Esperto del comportamento” ci potrà spiegare come “vestire e misurare” il nostro carattere… Solo noi saremo infatti in grado di trovare il nostro “look comportamentale” che ci permetterà di tirare fuori il meglio di noi stessi.

A volte tenersi tutto dentro e vivere con distacco determinate situazioni ci aiuta, altre volte un bel “vaffa” è decisamente più produttivo.

Da rifletterci su!